MIRO Gallery

Lo spazio

Sin dalla sua fondazione MIRO ha stabilito un proficuo scambio con il mondo dell’arte. Lo storico studio di Via Sant’Apollonia è stato progettato per funzionare anche come piccola galleria permanente: il suo spazio espositivo affacciato su Via Belmeloro ha visto alternarsi dal 2010 più di venti mostre personali, mentre la grande corte interna ha ospitato, nella stagione estiva, eventi, performance e installazioni.
Con questa sua attività parallela MIRO ha voluto proporsi sulla scena cittadina come spazio di incontro e di cultura, promuovendo e dando visibilità ai creativi emergenti e interagendo costruttivamente con lo spazio urbano circostante.

La curatela

La curatela di MIRO Gallery è in questo momento vacante e autogestita dallo studio. Vuoi proporti per il ruolo? Scrivici.

R E S I D U I - Livio Ninni
Dal 3 febbraio 2018 al 17 marzo 2018

a cura di Laura Fattorini
RESIDUI è decadenza urbana, è ciò che di grigio rimane nelle città, è ferro ed è cemento; è fascino di un mondo impenetrabile e adrenalinico, ma è anche forza intrinseca della natura e della creatività. RESIDUI è l’ampio progetto di Livio Ninni, il fotografo che, dopo aver seguito per anni artisti urbani e jam in giro per le città e per i luoghi abbandonati d’Italia, porta la sua ricerca a un livello più profondo stringendo un legame introspettivo con la materia urbana che lo circonda.
La mostra fotografica RESIDUI – elementi urbani restituisce nuova vita a uno spazio dismesso della città di Bologna: l’artista ha applicato la sua sensibilità di ricerca per gli spazi abbandonati dell’ex STAVECO, Stabilimento Veicoli da Combattimento costruito poco fuori dal centro storico della città nel 1796 e adesso inutilizzato. L’architettura decadente si presenta silenziosa e inaccessibile, ma poetica e affascinante tra quelle rovine che rappresentano i cambiamenti storici del territorio.

Dandelion - Mostra di Elisa Talentino
Dal 23 novembre 2017 al 29 novembre 2017

Una danza antica, un rituale di corteggiamento. Un fiore di tarassaco per soffiare i desideri.
La bourrée a due tempi è un ballo pregno di significati sentimentali e amorosi, una trasposizione quasi teatrale delle dinamiche di avvicinamento e seduzione. I ballerini si avvicinano, si sfiorano e allontanano, si cercano e si evitano, senza mai toccarsi.
Il tarassaco, o dente di leone è l’oracolo della primavera. Si dice che gli amanti donassero al fiore le loro speranze e le soffiassero via per farle avverare.
La colonna sonora, composta da Julia Kent, è una bourrée contemporanea basata su una struttura tradizionale.
In mostra potrete ammirare il cortometraggio e una serie di frame e bozzetti di lavorazione.
Prodotto da Fondazione Dravelli e Airelles Vidéo.
Opera realizzata nell’ambito di Borderscapes, progetto cofinanziato dall’Unione Europea nel quadro del Programma Interreg V-A Francia-Italia Alcotra 2014-2020.

B O R D E R S
Dal 27 maggio 2016 al 29 luglio 2016

Luca Barberini, nella sua personale e originale rielaborazione della tecnica del mosaico, mette in scena i drammi, gli psicodrammi, le perversioni e le quotidianità della nostra società, tra dimensioni collettive e di spinto individualismo. In questa ultima serie, la sua attenzione nei confronti del mondo che ci circonda, si focalizza su un tema la cui attualità non è mai cessata di essere tale nel corso della storia. Lo spostamento, anche massiccio, di persone, da un luogo all’altro del pianeta, nella speranza di passare da condizioni di sofferenza, guerra, fame e povertà a condizioni migliori, per dare senso alla propria vita e a quella dei propri figli. Se vale per le migrazioni tutte, è con le migrazioni degli ultimi anni, tra le sponde del Nord-Africa e del Medio Oriente da un lato e quelle dell’Europa dall’altro, che è riemerso con forza alla nostra consapevolezza, o mancanza di consapevolezza, il problema dei confini, la cui permeabilità è variabile, non è simmetrica e non è omogenea. Per oltrepassarli molti mettono a rischio la propria vita, molti muoiono, per non farli oltrepassare molti li chiudono. Le folle multicolore, che in più di un’occasione Luca Barberini ha ritratto con toni lucidi e ricchi di humor, in una quotidianità sospesa tra banale e surreale, sono anche ora presenti, ancor più sopraffatte dalle dolorose condizioni in cui si trovano e ci lasciano con il disincanto di una amara ironia e un motivo in più per riflettere.

S P E C I E S
Dal 22 aprile 2016 al 26 maggio 2016

Nel lavoro di Francesco Geronazzo ci troviamo a contemplare frammenti inerti di una flora arcaica imprigionati in familiari relitti di materia consumata dall’uomo.
Campioni vegetali impressi sul tessuto consunto, imbottigliati in ampolle o incasellati in scaffali con cura e precisione, quasi fossero una catalogazione tassonomica.
Non sono fossili, ma ombre, che si adagiano sui manufatti diventando parte di essi.
Sono gli unici morfemi riconoscibili, ancorché mimetizzati, in una stratificazione di deterioramento informe, casuale ma nell’insieme armonica. Come lo è la vita stessa.
L’artificialità del gesto si svela nella compostezza della posa, si declina a tratti in un ordine maniacale, sembrerebbe tradire un senso logico. Che però sfugge.
C’è un equilibrio inafferrabile fra la scelta e l’incidentalità nell’opera di Geronazzo,
E alla fine traspare solo un sottile, garbato rispetto reverenziale per la materia in decadimento e la sua aggraziata bellezza.

PANGEA - Veronica Montanino
Dal 27 gennaio 2016 al 28 febbraio 2016

A cura di Olivia Spatola e Manuela Valentini.
Il lavoro di Veronica Montanino si muove su diverse direttive sia formali che concettuali ed è caratterizzato dalla coesistenza di una pittura a macchie cromatiche concentriche e da sagome figurative nere, sia di natura plastica che pittorica, definite total black. Queste immagini figurative, meticolosamente “ritagliate” nel nero, oltre che animali, farfalle e scene del quotidiano, non si esimono dal rappresentare immagini forti, controverse, con allusioni a posizioni politiche e sociali.
E’ forse in questo dualismo che il lavoro della Montanino apre quella porta che rende l’arte un mistero mai chiuso in una singola interpretazione. La ricerca artistica di Veronica, a prescindere dal medium impiegato, è un’arte ambientale, un’arte di environment che prende in esame e riscrive lo spazio circostante all’opera stessa. Le sue opere non sono circoscritte all’interno di un perimetro, ma coinvolgono lo spazio di una parete, di una stanza o di un’intera facciata di un palazzo. Tale spazio, viene da lei organizzato e strutturato in quelli che potremmo definire, con termini matematici, “insiemi” e “sottoinsiemi”. Il lavoro dell’artista lascia supporre che il gioco dei contenimenti del particolare nel tutto, possa continuare all’infinito a varie scale di grandezza: dal cosmico al subatomico, passando dalle galassie alle partes minimae della fisica quantistica.

Ritratti dal Pianeta - Claudia Marini
Dal 19 dicembre 2014 al 31 gennaio 2015

Mi sentite?
Vi ho inviato la prima serie di 11 ritratti dal pianeta.
Spero siano arrivate in buone condizioni.
Ho avuto molte difficoltà a stamparle in assenza di gravità.
E’ una prima selezione, di un’indagine che ancora non capisco bene dove mi stia portando.
Sto bene.
Ho raccolto dei campioni di materiale.
Quando rientrerò potremo analizzarli.
Ho anche registrato dei suoni emotivi.
E’ bello questo pianeta.
Questa notte ho sognato che ero a casa…
Mi sentite?
Il paesaggio è un soggetto nuovo per me.
Mi trovo fra bellezze a volte silenti che all’improvviso pretendono attenzione. E lo starvi immersa per lungo tempo mi permette poi di cogliere con occhi nuovi, ma animo intimamente avezzo. E’ un mistero per me questo repentino cambiamento, che porta le forme e gli spazi ad essere più vividi, la bellezza ad essere manifesta. E’ un’apertura improvvisa che ogni volta mi coglie di sorpresa, uno scorcio da cui vedo la vicinanza, da cui avverto un intimo riconoscimento. Così come ciò può succedere fra simili. Un dialogo muto che scolpisce le sue parole.
Abituata ad indagare l’umano, ho cercato di trasferire lo stesso approccio anche al paesaggio.
In fase di ripresa avverto un potenziale che ha bisogno di essere fermato, decantato e che io affido, fiduciosa, all’immagine latente e al ricordo emotivo che mi rimane di quel momento. Solo in fase di stampa posso ritornare a quella memoria e finalmente plasmarla.

EVERY DAY IS A GOOD DAY
Dal 26 gennaio 2014 al 28 febbraio 2014

Everyday is a good day (Nichi nichi kore kōnichi), proverbio giapponese della cultura buddista diffuso in Oriente da almeno 1100 anni che significa “ogni giorno è un buon giorno”, è il titolo scelto da Chizu Kobayashi per la sua prima personale pensata appositamente per questo spazio che di giorno è uno studio di architettura. Kobayashi allestisce una piccola casa giapponese tra tradizione e contemporaneità ricca di dettagli che raccontano passato e presente della cultura del paese del Sol Levante.
L’artista lavora con il filo di ferro e realizza sculture tridimensionali che prendono vita diventando camelie, tavole imbandite, uccelli, pesci, altri simboli ed elementi che si trovano nelle case giapponesi. Everyday is a good day cristallizza sulle pareti bianche l’augurio di vivere intensamente ciascun giorno che non sarà mai uguale a ieri né a domani. Se si vive nel rispetto del corpo e dello spirito il tempo non sarà mai sprecato perché ogni giorno sarà unico e prezioso.

T I T A N S - Roberta Segata
Dal 14 settembre 2013 al 25 gennaio 2014

Un vero e proprio racconto che si svolge tra incontaminati paesaggi. Immagini che parlano del trascorrere del tempo e delle fasi dell’esistere. Cronus il titano del tempo (e re dei Titani) e Mnemosyne la titanide dei ricordi si pongono come giudici del susseguirsi delle stagioni, padroni di ogni nostro istante. Il tempo che scorre che trascina con sé ogni elemento. Padroneggia su tutto materiale ed immateriale ed è l’unico che resiste, che continua la sua corsa. Testimone di ogni nostro passaggio, del nostro mutare e crescere.
Il lavoro di Roberta Segata fonde le discipline della fotografia e del video con la sua pratica di danzatrice e performer. Ogni scatto è un evento. I suoi progetti sono spesso realizzati tra le montagne e paesaggi incontaminati della sua terra natale, in cerca di un rapporto con le sue radici. Le immagini sono centrate sulla correlazione tra il soggetto e lo sfondo, producendo risultati giocosi e inattesi. Riflessione sul rapporto tra uomo e natura – fatto di contrasti e contraddizioni, ma familiare e inscindibile.

My light future
Dal 23 marzo 2013 al 7 aprile 2013

Un progetto di arte pubblica dedicato al mondo dei bambini con lo scopo di dare risalto al punto di vista dei bambini nella società. Dopo aver raccolto pensieri e opinioni dai bambini di Bologna dai 3 ai 6 anni, quelle voci sono tradotte in messaggi chiari e collocate in vari luoghi pubblici e privati ​​della città. Utilizzando la strategia di comunicazione commerciale in cui le vetrine dei negozi attirano i passanti, le frasi di luce rendono visibile ciò che di solito è invisibile: i pensieri, i sogni e le osservazioni dei bambini.
Dal 23 marzo al 7 aprile, le vetrine di biblioteche, negozi, caffè e spazi artistici e culturali di Bologna hanno creato una mappa luminosa che pone l’attenzione sui bambini, presentando al contempo la rete di luoghi che simboleggiano l’immaginazione e la creatività di Bologna.

Quintessenze
Dal 9 giugno 2012 al 7 luglio 2012

Nel pensiero antico il ciclo della vita e dell’esistenza, erano regolati dal bilanciamento armonico dei quattro elementi: Terra, Aria, Acqua e Fuoco; questi però non erano sufficienti a spiegare una complessità del reale che sfugge alla mente umana, in particolare quella riguardante la sfera del Mondo Celeste (dell’Universo), la cui natura e le cui leggi non erano umanamente comprensibili, sfuggivano la presunzione dell’uomo di dominare il Tutto. Ancora oggi in Fisica ed in Astronomia esistono “angoli bui” della Natura complessiva del Cosmo di cui la scienza non ha ancora trovato spiegazioni valide, lasciando un velo di mistero ancora fitto e continuando a porre un limite oltre il quale l’uomo non può muoversi. Questi elementi e situazioni non comprensibili hanno preso il nome di Quintessenza.
Questo il “leit-motiv” della mostra di Fabio Adani: s-velare e ri-velare questa situazione di mistero e di non comprensione che fa parte dell’esistenza umana in tutta la sua durata. Situazione che però non è da intendersi solo in modo opprimente e negativo, ma anche come ciò che permetta un momento di “arresto” o di “necessaria contemplazione”. Forse perché quel mistero ha a che fare con la nostra esistenza, ed è bene prenderlo in considerazione, ci pone delle piacevoli e benevole inquietudini, ci fa ragionare, ed ancor più ci fa sentire vivi nel profondo della nostra esistenza. Allora è bene che il potere ammaliante di quel mistero continui ad esserci per poterne godere, perché continui a stuzzicarci e a farci porre domande.

FOUR LINES
Dal 28 aprile 2012 al 26 maggio 2012

La mostra, che ospita una selezione di scatti interamente realizzati su pellicola Polaroid, racchiude l’essenza dell’esperienza vissuta dai quattro fotografi in una narrazione cronologica. La mostra offre la possibilità di rivivere ad ogni scatto la scoperta dei luoghi scandinavi così come sono stati percepiti in quell’istante. Un consapevole racconto di viaggio in cui persone e animali, interni ed esterni, paesaggi e particolari, rendono palpabile e personale l’esperienza del viaggio stesso.
Alla base del progetto l’idea di inseguire l’orizzonte, viaggiando verso Nord, lungo le atmosfere bianche della Scandinavia, alla riscoperta “delle proprie emozioni e del proprio linguaggio artistico”, come si legge nella nota introduttiva. I risultati sono una piacevole sorpresa: colori tenui, dominati dal cobalto, incorniciati dal dal bianco di una Polaroid.
Davanti agli occhi paesaggi inospitali di inedita poesia: distese solitarie su sfondi di vette innevate, oppure mari di cristallo, solcati da navi rompighiaccio. E luoghi sconfinati, dove la natura si insinua prepotente: campi coltivati, boschi di conifere, animali solitari ed esseri umani di passaggio. Gli stessi fotografi, spesso. Nudi o vestiti, pensierosi, solidali, in fin dei conti lontani. Protetti dai vetri di un treno o di una finestra, in case di fortuna, camere d’hotel, campi di grano.