MIROARCHITETTI

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Nello spazio MIRO convivono in simbiosi un giovane e dinamico studio di architettura e una piccola galleria d’arte fuori dagli schemi. Nel 2010 gli architetti, Valentina Cicognani, Giacomo Minelli e Riccardo Pedrazzoli hanno trasformato una ex bottega artigiana del comparto San Leonardo in uno spazio di lavoro minimale e flessibile dove la quotidiana attività dello studio si svolge incorniciata dalle opere d’arte esposte. Periodicamente gli spazi dello studio si aprono al pubblico e le corti si animano in occasione della presentazione delle varie esposizioni che di volta in volta vengono ospitate.


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PANGEA _Opere di Veronica Montanino  A cura di Olivia Spatola e Manuela Valentini

In mostra dal 27 gennaio al 28 febbraio 2016 su appuntamento

Inaugurazione mercoledì 27 gennaio 2016 ore 18.30 – Miro Gallery – via Sant’Apollonia 25, Bologna (IT)

La mostra rientra in SetUp+, il percorso in città di SetUp Contemporary Art Fair

 Il lavoro di Veronica Montanino si muove su diverse direttive sia formali che concettuali ed è caratterizzato dalla coesistenza di una pittura a macchie cromatiche concentriche e da sagome figurative nere, sia di natura plastica che pittorica, definite total black. Queste immagini figurative, meticolosamente “ritagliate” nel nero, oltre che animali, farfalle e scene del quotidiano, non si esimono dal rappresentare immagini forti, controverse, con allusioni a posizioni politiche e sociali.

E’ forse in questo dualismo che il lavoro della Montanino apre quella porta che rende l’arte un mistero mai chiuso in una singola interpretazione. La ricerca artistica di Veronica, a prescindere dal medium impiegato, è un’arte ambientale, un’arte di environment che prende in esame e riscrive lo spazio circostante all’opera stessa. Le sue opere non sono circoscritte all’interno di un perimetro, ma coinvolgono lo spazio di una parete, di una stanza o di un’intera facciata di un palazzo. Tale spazio, viene da lei organizzato e strutturato in quelli che potremmo definire, con termini matematici, “insiemi” e “sottoinsiemi”. Il lavoro dell’artista lascia supporre che il gioco dei contenimenti del particolare nel tutto, possa continuare all’infinito a varie scale di grandezza: dal cosmico al subatomico, passando dalle galassie alle partes minimae della fisica quantistica.

info: olivia.spatola@gmail.com | manuelavalentini@hotmail.it

COMUNICATO PANGEA

CARTOLINA



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EVERY DAY IS A GOOD DAY  Everyday is a good day (Nichi nichi kore kōnichi), proverbio giapponese della cultura buddista diffuso in Oriente da almeno 1100 anni che significa “ogni giorno è un buon giorno”, è il titolo scelto da Chizu Kobayashi per la sua prima personale pensata appositamente per questo spazio che di giorno è uno studio di architettura. Kobayashi allestisce una piccola casa giapponese tra tradizione e contemporaneità ricca di dettagli che raccontano passato e presente della cultura del paese del Sol Levante.

                                                          L’artista lavora con il filo di ferro e realizza sculture tridimensionali che prendono vita diventando camelie, tavole imbandite, uccelli, pesci, altri simboli ed elementi che si trovano nelle case giapponesi. Everyday is a good day cristallizza sulle pareti bianche l’augurio di vivere intensamente ciascun giorno che non sarà mai uguale a ieri né a domani. Se si vive nel rispetto del corpo e dello spirito il tempo non sarà mai sprecato perché ogni giorno sarà unico e prezioso.

                                             www.chizkobject.com


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Siamo nel ’78. Un uomo, dopo aver finto la propria morte dieci anni prima in modo da poter scomparire dalla circolazione infliggendosi una specie di “autoesilio”, il tutto al fine di potersi curare i gravi esaurimenti nervosi che hanno fino ad allora condizionato tutta la sua vita, decide di tornare nell’ultima città in cui aveva vissuto: Genova. La decisione è dettata dalla convinzione di voler riallacciare il rapporto con la donna che amava quando finse la sua morte; questa ancora non ha smesso di amarlo. Lei non immagina lui sia ancora vivo. L’uomo, un fantasma in una città e in un’epoca in cambiamento, troverà difficoltà a riabbracciare quella che è la vita sul

finire degli anni ’70 e l’unico moto socialità che riuscirà a produrre sarà con altri outsiders come lui: eroinomani, ladruncoli, maniaci suicidi e Mario Moretti, Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo, Lorenzo Carpi, tutti protagonisti della Colonna genovese delle Brigate rosse.              Ma anche Guido Rossa.
Come puoi essere amico di vittima e carnefice allo stesso tempo?
Genova Paranoica è un libro edito da L’Erudita. Il management dell’opera è a cura di Habanero Edizioni, la casa editrice underground di Genova


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TITANS                                   Un vero e proprio racconto che si svolge tra incontaminati paesaggi. Immagini che parlano del trascorrere del tempo e delle fasi dell’esistere. Cronus il titano del tempo (e re dei Titani) e Mnemosyne la titanide dei ricordi si pongono come giudici del susseguirsi delle stagioni, padroni di ogni nostro istante.               Il tempo che scorre che trascina con sé ogni elemento. Padroneggia su tutto materiale ed immateriale ed è l’unico che resiste, che continua la sua corsa. Testimone di ogni nostro passaggio, del nostro mutare e crescere.

Roberta Segata                        Il lavoro di Roberta Segata fonde le discipline della fotografia e del video con la sua pratica di danzatrice e performer. Ogni scatto è un evento. I suoi progetti sono spesso realizzati tra le montagne e paesaggi incontaminati della sua terra natale, in cerca di un rapporto con le sue radici. Le immagini sono centrate sulla correlazione tra il soggetto e lo sfondo, producendo risultati giocosi e inattesi. Riflessione sul rapporto tra uomo e natura – fatto di contrasti e contraddizioni, ma familiare e inscindibile.

                       http://robertasegata.viewbook.com


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I’M A MATERIAL BOY                 Le materie si fondono: il risultato qualche volta è un oggetto d’uso e consumo, altre volte, come in questo caso, un’opera d’arte. La materia destinata a dissolversi nella sabbia di una spiaggia assolata d’estate e battuta dalla bora nel rigido inverno, torna a vivere, ritrovando la sua originaria e sconvolgente bellezza. In tutta la produzione di El Remok ogni opera sembra esprimere un ineluttabile male di vivere, una rabbia latente, un senso di oppressione a cui pochi sfuggono, attanagliati dalla precarietà di questi tempi.

 

E quindi se dovessimo associare un suono od una melodia al suo mondo visionario niente potrebbe essere più appropriato di un silenzio assordante.

                                   http://elremok.blogspot.it

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Nel pensiero antico il ciclo della vita e dell’esistenza, erano regolati dal bilanciamento armonico dei quattro elementi: Terra, Aria, Acqua e Fuoco; questi però non erano sufficienti a spiegare una complessità del reale che sfugge alla mente umana, in particolare quella riguardante la sfera del Mondo Celeste (dell’Universo), la cui natura e le cui leggi non erano umanamente comprensibili, sfuggivano la presunzione dell’uomo di dominare il Tutto. Ancora oggi in Fisica ed in Astronomia esistono “angoli bui” della Natura complessiva del Cosmo di cui la scienza non ha ancora trovato spiegazioni valide, lasciando un velo di mistero ancora fitto e continuando a porre un limite oltre il quale l’uomo non può muoversi. Questi elementi e situazioni non comprensibili hanno preso il nome di Quintessenza.

Questo il “leit-motiv” della mostra di Fabio Adani: s-velare e ri-velare questa situazione di mistero e di non comprensione che fa parte dell’esistenza umana in tutta la sua durata. Situazione che però non è da intendersi solo in modo opprimente e negativo, ma anche come ciò che permetta un momento di “arresto” o di “necessaria contemplazione”. Forse perché quel mistero ha a che fare con la nostra esistenza, ed è bene prenderlo in considerazione, ci pone delle piacevoli e benevole inquietudini, ci fa ragionare, ed ancor più ci fa sentire vivi nel profondo della nostra esistenza. Allora è bene che il potere ammaliante di quel mistero continui ad esserci per poterne godere, perché continui a stuzzicarci e a farci porre domande.

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LA MOSTRA                            La mostra, che ospita una selezione di scatti interamente realizzati su pellicola Polaroid, racchiude l’essenza dell’esperienza vissuta dai quattro fotografi in una narrazione cronologica. La mostra offre la possibilità di rivivere ad ogni scatto la scoperta dei luoghi scandinavi così come sono stati percepiti in quell’istante. Un consapevole racconto di viaggio in cui persone e animali, interni ed esterni, paesaggi e particolari, rendono palpabile e personale l’esperienza del viaggio stesso.

                                                                                                  www.fourlines.it

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